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Federalismo al servizio delle verdi poltrone... Ora siamo alla guerra poltronara: dopo che l'articolo su Affaritaliani.it ha reso pubbliche le tensioni PDL-Lega sulle nomine nei Cda di Serravalle S.p.A. e altre partecipate, si profila come l'onda leghista sia dovuta a psicologia, propaganda e inganno, e non ai meriti di gestione trasparente della cosa pubblica. Il federalismo leghista va spiegato così: meno poltrone a Roma, più poltrone ai loro amichetti in Lombardia... Salvini passa la notte con gli operai della Maflow: avrebbe dovuto spiegargli, tra un pezzo di polenta e una coscia di pollo, che la Lega ha fatto meno di zero, ferma come la statuina di Alberto da Giussano, per rilanciare il tessuto produttivo lombardo, Lega complice di un Formigoni che ha erogato casse integrazioni solo con i soldi delle NOSTRE tasse, senza finanziamenti aggiuntivi, che come ben sanno questi cialtroni che ci governano da 15 anni, sono milioni e milioni di euro che vanno alle scuole private e alle cliniche private amiche di Comunione e Liberazione (si veda la ex Clinica Santa Rita...). Luca Rodilosso - Responsabile Organizzazione-Comunicazione FGCI Lombardia La FGCI Lombardia aderisce al NoR.D. (No Razzismo Day) Come FGCI Lombardia aderiremo convintamente al No Razzismo Day che si svolgerà il 6 marzo 2010 alle ore 14 in Piazza Fontana a Milano. La nostra adesione è dovuta poiché le odiose politiche di questa destra reazionaria PdL-Lega, soprattutto in Lombardia, stanno portando a una degenerazione civile, morale e sociale della comunità dei cittadini: si pensi solamente alla legge regionale delle "Sentinelle di quartiere" che possono denunciare i clandestini - legge che non sono riusciti a far passare ma che l'assessore regionale Maullu promette che sarà approvata dopo l'ennesima vittoria di Formigoni. Ecco quale legge interpreta meglio lo spirito dell'"uomo qualunque, l'uomo della strada": un sentimento egoistico e per giunta codardo, non avendo neanche il fegato di iscriversi alle ronde promosse dal Governo e ben presto fallite per mancanza di adesioni... Luca Rodilosso - Resp. Organizzazione-Comunicazione FGCI Lombardia 10 Febbraio: Giorno del Ricordo...o del Revisionismo? ![]() Il 30 Marzo del 2004 venne istituita, dal secondo governo Berlusconi, la Giornata del Ricordo, in memoria di tutti coloro che persero la vita durante le “violente ed ingiustificabili” repressioni ad opera dei partigiani di Tito. Tale ricorrenza è diventata, in breve tempo, il cavallo di battaglia di quella destra, xenofoba e neofascista, che mira a riscrivere la verità storica e ad estrapolare gli avvenimenti delle foibe dal contesto politico e, soprattutto etnico, in cui essi sono avvenuti. Per poter comprendere ciò che effettivamente successe in quel periodo, è infatti assolutamente indispensabile tener conto del clima di terrore e discriminazione che il regime fascista aveva creato in quei paesi e, soprattutto bisogna considerare la spartizione dei territori che avvene a seguito del primo conflitto mondiale, in cui venne assegnato alla nostra nazione la Dalmazia, una regione abitata quasi esclusivamente da slavi. Tale decisione provocò numerose tensioni fra i due “stati”, tensioni che furono portate all'esesperazione dalla dittatura Mussoliniana; fu imposto l'italiano come unica lingua consentita dal regime, furono incendiati hotel, banche, luoghi di ritrovo, tipografie e chiese, agguati e pestaggi squadristi divennero routine, scuole slave e croate furono chiuse e furono assegnati posti di lavoro nel pubblico impiego esclusivamente sulla base della nazionalità....si assistette insomma ad una violenta “italianizzazione” forzata che portò alla morte di oltre 12 mila persone e alla deportazione di decine di migliaia di individui. Famosa e, soprattutto storicamente provata, fu la dichiarazione di Mussolini che durante un tour in Friuli Venezia Giulia disse: "Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani". Tutto questo, ovviamente, fece nascere nel popolo slavo un forte risentimento e un forte odio nei confronti degli occupanti italo-fascisti; un risentimento che, con l'entrata in vigore del Trattato di Parigi del 1947 e la “fine” delle ostilità, si tramutò presto in una vendetta Quanto detto finora deve però farci capire come gli avvenimenti delle foibe, pur nei suoi ingiustificabili eccidi, non siano imputabili semplicisticamente alle “violenze comuniste” o alla popolazione slava, per anni violentata e torturata, ma bensì alla spartizione dei territori prima e all'italianizzazione forzata (con annesse umiliazioni, esecuzioni e deportazioni) poi. Non è mia intenzione, ne quella della federazione che rappresento, giustificare atti di violenza, ma, alla luce di quando detto finora si giunge, a nostro avviso, alla conclusione di come l'istituzione di tale giornata sia lesiva della verità storica, in quanto ne offre una visione faziosa e riduttiva, e come quest'ultima possa riprire vecchie ferite con i governi degli stati balcanici; non è un caso infatti che in risposta, e in polemica, a tale commemorazione, il parlamento sloveno abbia istituito la “Festa del ritorno del Litorale Sloveno alla madrepatria”. Tenconi Marco Segretario della Federazione di Como Disoccupato da mesi si uccide dandosi fuoco: l'ennesima tragedia di una sistema disumano. "Il peggio è alle spalle": questo è quello che ci si sente ripetere quotidianamente dagli esponenti del Governo, in riferimento alla devastante crisi economica che ha colpito tutto il mondo occidentale. Purtroppo la disperazione di chi ha perso il posto di lavoro non si lenisce con le parole; e se ne è avuta un'altra conferma nell'agghiacciante episodio di sabato mattina. Un operaio 36enne di Bergamo, senza lavoro da ormai 3 mesi dopo il fallimento dell'azienda nella quale lavorava, si è tolto la vita nella maniera più atroce: dandosi fuoco nella piazzola di una strada provinciale. A nulla è servito l'intervento, pur tempestivo, di automobilisti e passanti. Un fatto che dovrebbe far riflettere i molti che ancora pontificano sulle virtù taumaturgiche del capitalismo, sulla sua capacità di correggere le proprie storture, tacciando di chissà quali "orrori" e disumanità proprio noi comunisti. Ebbene sì, in una delle più ricche province italiane si può morire anche così, nella miseria e nella disperazione più nere. E nonostante questo nessuno o quasi parla della necessità di un cambiamento di rotta sostanziale della nostra società; destra e PD giocano a rimpiattino su fantomatici investimenti, "aiuti alle piccole imprese", eccetera. Fino alla prossima tragedia. Raffaele Micalizzi - resp. Welfare FGCI Lombardia Marchionne fa il furbo sulla pelle dei lavoratori. "Dividendi per i soci e cassa integrazione per i lavoratori: bel modo di concepire la crisi da parte di Marchionne". E' il commento di Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del PdCI - Federazione della sinistra, alla notizia di due settimane di cassa integrazione, l'ultima di febbraio e la prima di marzo, negli stabilimenti Fiat Group Automobiles di Mirafiori, Termini, Sevel, Melfi, Cassino e Pomigliano. "L'operazione, che riguarderà 30mila addetti - continua Pagliarini - è l'ultimo schiaffo in faccia dell'azienda ai lavoratori. Scajola non può continuare a far finta di nulla, si assuma le sue responsabilità e intervenga a tutela dei lavoratori e dell'interesse generale del Paese". Ristrutturazione della stazione Centrale di Milano: il trionfo del "modello Formigoni". La recente ristrutturazione della stazione Centrale di Milano è (doveva essere) una delle più grandi opere di riqualificazione del capoluogo lombardo. Si è trasformata, come era facile prevedere, in una scandalosa operazione speculativa, a tutto svantaggio degli utenti-viaggiatori. Un tortuoso percorso d'accesso (obbligato) studiato apposta per costringere il malcapitato viaggiatore a sorbirsi decine e decine di vetrine; scale mobili assurde, disposte diagonalmente, allo stesso fine; mancanza completa di una sala d'aspetto (caso, crediamo, unico in Europa); rumorosi monitor che diffondono pubblicità a tutto volume 24 ore su 24; spianata davanti ai binari piena di ostacoli (baracchini assortiti, macchinette "self ticket" piazzate male, punti assistenza FrecciaRossa proprio in mezzo alla banchina) con conseguenti ingorghi di persone, e, possiamo immaginare, difficoltà quasi insormontabili per i diversamente abili; e potremmo continuare a lungo. Insomma, una perfetta metafora del duopolio forzista Formigoni-Moratti e delle logiche perverse che animano le loro politiche. Per chi volesse saperne di più, segnaliamo questo scarno ma interessante link: http://www.stazionecentrale.org/ Raffaele Micalizzi - resp. Welfare FGCI Lombardia Influenza H1N1: una bufala pagata a caro prezzo dal cittadino. ![]() L'influenza H1N1, volgarmente detta "suina", si è rivelata una delle più grandi bufale della storia. Una bufala, però, tutt'altro che divertente: basti pensare alle decine e decine di milioni di euro buttati dallo Stato italiano, che ha acquistato l'incredibile quantità di 48milioni di dosi del famoso vaccino, di cui solo 840mila effettivamente inoculate. Un vero e proprio scandalo per il quale, ne siamo certi, nessuno pagherà; beninteso, nessuno tranne il cittadino italiano, che quei vaccini li ha pagati di tasca sua. Una devastante pandemia che si è rivelata unabolla di sapone: non ci vuole un genio per vedere, dietro alla psicosi (più mediatica che reale), l'operato dei lobbisti delle più potenti case farmaceutiche, che sul commercio del vaccino hanno guadagnato miliardi di euro. Occorre quindi riflettere, e forse inquietarsi, sulla mancanza di obiettività e serenità di giudizio di un'organizzazione che dovrebbe essere super partes, come l' Organizzazione Mondiale della Sanità. Un'istituzione che, evidentemente, non è che un burattino nelle mani dei grandi gruppi industriali. Insomma,la storia del capitalismo si ripete sempre uguale... Raffaele Micalizzi - resp. Welfare FGCI Lombardia Il treno della vergogna... Riportiamo integralmente questa lettera comparsa oggi in prima pagina su Repubblica. Non possiamo che rilevare come in Italia la "divisa", di qualunque tipo essa sia, diventa un pretesto per scatenare in chi la porta il machismo peggiore e più meschino, quasi sempre ai danni dei più deboli... CARO direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia. Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni. Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap". I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato. La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no. Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione. Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...". Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap. La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante. Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno. Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. "Perché mi hai offesa". "Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?" le domando sempre più incredulo. Risposta: "Mi hai detto che sono maleducata". Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno. Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare. Shulim Vogelmann (scrittore ed editore) Solidarietà al Partito Comunista della Repubblica Ceca Come Federazione Giovanile Comunisti Italiani della Lombardia esprimiamo sincera preoccupazione per la deriva anticomunista e antidemocratica che sta prendendo piede in Repubblica Ceca, dopo i gravissimi fatti già avvenuti in Polonia, dove hanno reso illegale ogni riferimento al comunismo: non possiamo tollerare che nella presunta "democratica" Unione Europea ci sia il tentativo di criminalizzare il pensiero marxista, che tanto ha dato e avrà da dare ai lavoratori e agli sfruttati di questo continente. Dopo aver attacccato i Giovani comunisti boemi (KSM) l'attenzione da parte della "Commissione Temporale per la valutazione della costituzionalità" del governo Ceco sulla presunta incostituzionalità del Partito Comunista (KSCM), terza forza del paese con il 15% dei consensi, ha il puro sapore della continuazione della caccia alle streghe. E' per questo che nei territori, assieme alle iniziative di carattere sociale atte a contrastare questa crisi capitalista che toglie risorse e soldi ai lavoratori e dà alle banche, porteremo avanti, assieme a tutte le forze associative e studentesche che si riconoscono nei principi marxisti e comunisti, una campagna di solidarietà per i compagni boemi, vittime di un altro attacco intimidatorio, reazionario e simil-fascista da parte del governo Topolanek. Luca Rodilosso - Resp. organizzativo-comunicazione FGCI Lombardia Strage di Stato, Strage Fascista ![]() Era il 12 dicembre 1969, quando una bomba, in Piazza Fontana, scoppiò nella Banca Nazionale dell’Agricoltura causando 16 morti 87 feriti. Quella data segnò l’inizio della cosiddetta “strategia della tensione”, utilizzata dai settori più reazionari del regime democristiano (in connivenza con ambienti americani) per accusare il movimento studentesco e i lavoratori di “fomentare la tensione nel paese” con scioperi e manifestazioni e tentando di legittimare un regime di Stato sempre più autoritario. Dopo che l’innocente anarchico Pinelli cadde in circostanze oscure dalla finestra della Questura di Milano, e l’altrettanto innocente Pietro Valpreda rimase in carcere per tre anni, si scoprì, nel processo riapertosi durante gli anni ottanta, che i veri esecutori e mandanti della strage erano membri di un gruppo veneto di matrice neofascista in combutta con i servizi segreti deviati italiani. Non a caso la strage venne progettata ed effettuata durante un periodo di avanzamento delle conquiste sindacali e delle lotte studentesche. Forse l’obbiettivo l’hanno raggiunto… E ora? Dopo questi 40 anni, di processi finiti in un nulla di fatto, di depistaggi e di connivenze, sosteniamo la sacrosanta rivendicazione dei familiari alla riapertura del processo che deve accertare definitivamente i colpevoli di questi scellerati atti: i fascisti fuori e dentro lo Stato. Ci domandiamo, però, come questa legittima richiesta possa essere accolta in presenza di un governo reazionario che continuamente attacca e scredita la magistratura e le forze democratiche e antifasciste del paese e, quindi, la costituzione repubblicana. Che fare? Combattere, lottare e militare contro un regime che vuole solo una cosa: il nostro silenzio. Ricordandogli con questa manifestazione che NON CI PIEGHERANNO MAI! CON LA FGCI, IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E DELL’ANTIFASCISMO Lettera della FGCI Bergamo a "Repubblica" in merito al NO B Day... Gentile redazione, come Federazione Giovanile del PdCI di Bergamo vorremmo protestare per il modo scandaloso in cui è stata descritta dal vostro giornale la manifestazione "No B Day" di sabato 5 dicembre. Dal momento che Repubblica, anche recentemente, si è posta a baluardo della libertà di informazione, vorremmo porvi le seguenti domande: - è "libertà d'informazione" il mettere, nelle 4 pagine sulla manifestazione, 7 foto su 8 dove non compare nemmeno una bandiera rossa, quando nel corteo erano migliaia e migliaia? - E' "libertà d'informazione" mettere sullo stesso piano (come fa Curzio Maltese nell'articolo a pag. 34) "i portaborse berlusconiani", "la dirigenza del PD" e la "sinistra arcobaleno"? E' "libertà d'informazione" dire che quest'ultima ha voluto "mettere il cappello" sulla manifestazione? O non è forse qualunquismo di grana grossa? - E' "libertà d'informazione" far credere al lettore di Repubblica che l'intera manifestazione sia stata organizzata dal "popolo viola" dei blog, quando chiunque abbia partecipato alla manifestazione stessa sa che la stragrande maggioranza dei pullman era stata organizzata da chi è andato a "mettere il cappello"? - E' "libertà d'informazione" non dedicare nemmeno una riga all'assemblea costituente della Federazione della Sinistra, soggetto che riunisce due realtà politicamente solide e riconosciute come il PdCI ed il PRC, e che alle ultime elezioni europee ha avuto la fiducia di un milione di elettori? E' libertà d'informazione tutto questo, o forse fa parte di un preciso disegno del vostro giornale, che su alcuni fatti dimostra di saper dare una rappresentazione tanto becera e parziale quanto quella dei quotidiani della destra? MANIFESTAZIONE PER I CINQUE CUBANI ![]() DIMISSIONI DI GIANNI PAGLIARINI. Alle elezioni europee vota la lista comunista e scrivi Pagliarini. Ecco l'intervento fatto dal compagno Pagliarini con cui rassegnava le dimissioni da Presidente della commissione lavoro della Camera in dissenso con la scelta del governo Prodi di porre la fiducia sul protocollo del welfare ignorando il lavoro di modifica fatto dalla commissione. Di questi tempi mi sembra interessante ricordare una cosa che sta a testimoniare la diversità dei comunisti. Perché non è vero che siamo tutti uguali! Di seguito trovate il testo delle sue dimissioni pronunciate in Aula il 28 novembre 2007. Al Presidente della Camera Signor Presidente,la fiducia non è stata posta per l’incapacità del Parlamento ad affrontare temi come la previdenza, la lotta alla precarietà e lo sviluppo del Paese. La Commissione Lavoro era giunta ad una sintesi preziosa in grado di perfezionare e migliorare il Protocollo del 23 luglio; una sintesi che dimostrava concretamente l’esistenza di una coalizione, quella che ha vinto le elezioni nel 2006, unita nei suoi valori fondamentali. Con la fiducia è stato umiliato questo lavoro ma non solo: si è prodotta una ferita che mette in discussione il Parlamento, il suo ruolo e la sua centralità nell’attività legislativa. Il confronto è possibile solo se viene garantito un percorso democratico per giungere alla sintesi tra le diverse posizioni. Ma questo percorso non è stato rispettato, dunque si pone un problema di democrazia.La mia lealtà, il mio senso di responsabilità mi impongono di votare sì alla fiducia ma la dignità, soprattutto delle istituzioni e di chi le rappresenta, non può essere calpestata. Ed è per questo che annuncio le mie dimissioni da Presidente della Commissione Lavoro.La ringrazio.On. Giovanni Pagliarini Moldova: va in scena il solito copione ![]() MOLDOVA: VA IN SCENA IL SOLITO COPIONE Dinnanzi alle drammatiche immagini che ci arrivano dalla piccola Repubblica di Moldova, non possiamo che constatare come alcune variabili storiche si ripetano sempre uguali. La Moldova è un'ex Repubblica dell'URSS che, come tante altre (Russia ed Ucraina in primis), fu data in pasto al liberismo selvaggio dopo il crollo del socialismo. Corruzione, diseguaglianze sociali, povertà diffusa, prostituzione sono solo alcuni dei flagelli che hanno colpito il Paese, già di per sè povero di risorse, dopo il 1991; inoltre, la Moldova ha dovuto subire anche la secessione della piccola Transnistria, stato filorusso "fantasma" (esiste di fatto ma non è riconosciuto da nessuno). Nel 2001 le elezioni sono state vinte dal locale Partito Comunista, e lo stesso è avvenuto nel 2005 e pochi giorni fa. In tutti i casi le elezioni sono state giudicate corrette dall'Unione Europea, ed infatti sino a ieri nessuno parlava del governo moldavo ed a malapena si sapeva dell'esistenza di questo stato grazie alle partite della Nazionale. Ma ecco che...magicamente, la borghesia si accorge che un governo comunista che cerca di risolvere gli enormi problemi di un Paese europeo può essere alla lunga una gatta da pelare, e scatena l'offensiva. Dall'interno, attraverso le violenze di piazza della fazione filo-romena (con pronta accusa di "repressione" alle autorità locali, parola che le stesse persone si guardavano bene dall'utilizzare, ad esempio, con riferimento ai fatti del G8 a Genova); dall'esterno, cominciando a chiamare "regime" quel Governo legittimamente eletto (stessa tattica utilizzata nei confronti del governo Chavez in Venezuela). Non possiamo che augurarci che il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldova sappia reagire a queste provocazioni e proceda per la sua strada. Eccoci!!! ![]() ROMA, 28 MAR - Un tondo rosso al cui centro ci sono una falce e un martello gialli sovrastati da una stella. E' questo il simbolo con il quale Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori si presenteranno uniti alle elezioni Europee. Il logo e' stato presentato stamani in una conferenza stampa. Le candidature non sono state ancora definite, anche se tre nomi sembrano gia' accreditati: Margherita Hack, Vittorio Agnoletto e il bertinottiano Giusto Catania. Tra i nodi da sciogliere nei prossimi giorni c'e' quello della candidatura dei segretari Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto in primo luogo. I quattro soggetti politici che si presentano sotto lo stesso simbolo hanno approvato un documento comune, una sorta di vademecum per uscire dalla crisi e per non ricadervi mai piu'. 'Diamo vita - si legge nel documento - ad una lista anticapitalista che unisce una proposta politica per l'Europa. Lo facciamo insieme ad esponenti della Sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del mondo femminista, ambientalista e pacifista. La lista lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarieta''. Nell'analisi che il documento propone si sostiene che 'la crisi e' un prodotto strutturale dell'attuale capitalismo finanziario-speculativo, sostanzialmente favorito dal Trattato di Maastricht che in 15 anni ha peggiorato sensibilmente le condizioni di vita e lavorative della maggioranza della popolazione europea'. Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori sostengono che 'il grande limite della Costituzione europea e' il suo carattere ademocratico perche' il sistema intergovernativo ha impedito qualsiasi partecipazione dal basso alle decisioni dell'Unione'. Il documento prospetta infine un saldo legame politico tra le quattro forze candidate con la prospettiva di farle un soggetto politico permanente. (ANSA). (Su PdCITV puoi trovare il resoconto della giornata) Sondaggio Europee: PdCI e PRC al 4,6% ![]() E' stato pubblicato un sondaggio elettorale dell'Osservatorio Politico Euromedia Research, diffuso e pubblicato da 'Quotidiano.net', 'Ansa' e 'Asca'. Popolo delle Libertà: 42.1% Lega Nord: 9.1% Partito Democratico: 22.5% Italia dei Valori: 7.5% Rifondazione Comunista+Comunisti Italiani+Sinistra Europea: 4.6% Sinistra e Libertà: 2.1 UDC - Unione di centro: 5.5% Altri: 6.6% INDECISI: 25.0% ALO' PRESIDENTE ![]() (ASCA-AFP) - Caracas, 16 feb - Sara' anche un uomo dai metodi spicci, ma Hugo Chavez conta ormai in Venezuela su un sostegno popolare indiscutibile. Con il 54,36% dei voti, il paese ha detto si' alla cancellazione dei limiti per un terzo mandato presidenziale, aprendo cosi' la strada alla riconferma del presidente alle prossime elezioni del 2012. ''Le porte del futuro sono spalancate'', ha detto Chavez salutando dal balcone del palazzo Miraflores i suoi sostenitori che celebravano il risultato del referendum. ''Nel 2012 ci saranno le elezioni per il periodo 2013-2019 e, a meno che dio o il popolo decidano diversamente, questo soldato sara' ancora candidato per la presidenza della Repubblica''. Chavez, che ha recentemente celebrato i 10 anni al potere, sembra essere sempre piu' popolare in Venezuela, malgrado l'opposizione lo accusi di aver contribuito ad aumentare i tassi di criminalita', di corruzione e di inflazione. Secondo i dati del Consiglio Nazionale elettorale, alle urne si sono recati 11 dei 17 milioni di aventi diritto di voto. RATZINGER RIABILITA I VESCOVI FILONAZISTI A quando i roghi per scienziati e comunisti? "La scelta dei giorni scorsi di riabilitare il Cardinale Williamson e altri lefebvriani è tutt'altro che una scelta casuale. I preti lefebvriani non nascondono per niente le loro opinioni negazioniste. Oggi don Floriano Abrahamowicz di Treviso dichiara che l'olocausto non c'è stato e su Youtube si trovano documenti, addirittura girati dalla RAI, in cui preti Lefebvriani celebrano la commemorazione della morte di Benito Mussolini. Il video è reperibile a questo indirizzo. Ratzinger da una parte colpisce la teologia della Liberazione per esempio in Sud America, dove esistono diverse esperienze in cui i sacerdoti sono al fianco degli oppressi, e riaccetta chi nega il Concilio Vaticano Secondo e sostiene le tesi del nazista Priebke. Dopo la discriminazione dei gay, la reintroduzione della preghiera per la conversione del popolo ebraico, questo è veramente troppo. Chiediamo alla comunità cattolica italiana di mobilitarsi e non accettare la nuova svolta del Vaticano. Se si proseguirà di questo passo, Ratzinger presto proporrà i roghi per comunisti e scienziati. LEGGE ELETTORALE: Interesse nazionale oppure interesse di pochi? ![]() Una delle principali cattive abitudini dei tanti cialtroni che siedono nel Parlamento italiano è quella di cercare di far passare come interesse nazionale quello che in realtà è l’interesse di un singolo o di una singola bottega. Ciò avviene spesso, se non sempre, ma, in misura maggiore, quando si discute di riforma della legge elettorale ovvero quando si discute del diritto degli Italiani ad essere rappresentati nelle istituzioni nazionali o europee. |
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